
Sì, dottor Cruciani, sono un dipendente anche io.
Singolare come ieri sera le prime 4 telefonate, una dietro l'altra, siano state di persone d'accordo con il suo giochetto (3 liberi professionisti e un dipendente, peraltro). Le altre non le ho sentite, per carità, ho dovuto spegnere la radio perché rischiavo di innervosirmi troppo, e guidare in stato psicofisico alterato è espressamente vietato dal codice della strada.
Giochiamo a capirci, dai: anche io sono un dipendente, lavoro per una piccola azienda che si occupa di elettronica, principalmente nel settore video, ma vista la situazione, si fa un po' di tutto (e no, non è colpa di Berlusconi, non si preoccupi). Se un bel giorno qualcuno mi intervistasse pubblicamente, e mi chiedesse pareri sul mio datore di lavoro, non credo che sarei libero di esprimermi, e non è difficile intuirne il motivo. E questo a prescindere da ciò che penso di chi mi paga lo stipendio, ma semplicemente in virtù del rapporto di subordinazione. E, onestamente, non ci vedo nulla di male o di insolito.
Ecco, questa ovvietà ieri sera alla zanzara non l'ha detta nessuno, perlomeno non nella mezz'ora abbondante che ho ascoltato io.
Ora, forse tecnicamente né Belpietro né Rossella sono dipendenti di Berlusconi, ma il primo è il direttore di un settimanale il cui editore è controllato (50.148% delle azioni) da una società della famiglia Berlusconi, il secondo è presidente di una società di produzione cinematografica di proprietà della stessa famiglia (oltre ad essere stato, fino a poco fa, il direttore del telegiornale della rete televisiva ammiraglia della solita famiglia).
Non è difficile da capire che il giudizio di Belpietro nei confronti del proprietario della società che controlla il suo editore non possa essere così imparziale. E stesso dicasi di Rossella.
Mi si risponderà che nessuno ha chiesto un giudizio a Belpietro o a Rossella.
Giusto, visto che sono loro che fanno i giornalisti.
Sono loro che dovrebbero farle, le domande.
Singolare come ieri sera le prime 4 telefonate, una dietro l'altra, siano state di persone d'accordo con il suo giochetto (3 liberi professionisti e un dipendente, peraltro). Le altre non le ho sentite, per carità, ho dovuto spegnere la radio perché rischiavo di innervosirmi troppo, e guidare in stato psicofisico alterato è espressamente vietato dal codice della strada.
Giochiamo a capirci, dai: anche io sono un dipendente, lavoro per una piccola azienda che si occupa di elettronica, principalmente nel settore video, ma vista la situazione, si fa un po' di tutto (e no, non è colpa di Berlusconi, non si preoccupi). Se un bel giorno qualcuno mi intervistasse pubblicamente, e mi chiedesse pareri sul mio datore di lavoro, non credo che sarei libero di esprimermi, e non è difficile intuirne il motivo. E questo a prescindere da ciò che penso di chi mi paga lo stipendio, ma semplicemente in virtù del rapporto di subordinazione. E, onestamente, non ci vedo nulla di male o di insolito.
Ecco, questa ovvietà ieri sera alla zanzara non l'ha detta nessuno, perlomeno non nella mezz'ora abbondante che ho ascoltato io.
Ora, forse tecnicamente né Belpietro né Rossella sono dipendenti di Berlusconi, ma il primo è il direttore di un settimanale il cui editore è controllato (50.148% delle azioni) da una società della famiglia Berlusconi, il secondo è presidente di una società di produzione cinematografica di proprietà della stessa famiglia (oltre ad essere stato, fino a poco fa, il direttore del telegiornale della rete televisiva ammiraglia della solita famiglia).
Non è difficile da capire che il giudizio di Belpietro nei confronti del proprietario della società che controlla il suo editore non possa essere così imparziale. E stesso dicasi di Rossella.
Mi si risponderà che nessuno ha chiesto un giudizio a Belpietro o a Rossella.
Giusto, visto che sono loro che fanno i giornalisti.
Sono loro che dovrebbero farle, le domande.
