29 maggio 2009

Io sono un dipendente

Sì, dottor Cruciani, sono un dipendente anche io.

Singolare come ieri sera le prime 4 telefonate, una dietro l'altra, siano state di persone d'accordo con il suo giochetto (3 liberi professionisti e un dipendente, peraltro). Le altre non le ho sentite, per carità, ho dovuto spegnere la radio perché rischiavo di innervosirmi troppo, e guidare in stato psicofisico alterato è espressamente vietato dal codice della strada.

Giochiamo a capirci, dai: anche io sono un dipendente, lavoro per una piccola azienda che si occupa di elettronica, principalmente nel settore video, ma vista la situazione, si fa un po' di tutto (e no, non è colpa di Berlusconi, non si preoccupi). Se un bel giorno qualcuno mi intervistasse pubblicamente, e mi chiedesse pareri sul mio datore di lavoro, non credo che sarei libero di esprimermi, e non è difficile intuirne il motivo. E questo a prescindere da ciò che penso di chi mi paga lo stipendio, ma semplicemente in virtù del rapporto di subordinazione. E, onestamente, non ci vedo nulla di male o di insolito.

Ecco, questa ovvietà ieri sera alla zanzara non l'ha detta nessuno, perlomeno non nella mezz'ora abbondante che ho ascoltato io.

Ora, forse tecnicamente né BelpietroRossella sono dipendenti di Berlusconi, ma il primo è il direttore di un settimanale il cui editore è controllato (50.148% delle azioni) da una società della famiglia Berlusconi, il secondo è presidente di una società di produzione cinematografica di proprietà della stessa famiglia (oltre ad essere stato, fino a poco fa, il direttore del telegiornale della rete televisiva ammiraglia della solita famiglia).

Non è difficile da capire che il giudizio di Belpietro nei confronti del proprietario della società che controlla il suo editore non possa essere così imparziale. E stesso dicasi di Rossella.

Mi si risponderà che nessuno ha chiesto un giudizio a Belpietro o a Rossella.

Giusto, visto che sono loro che fanno i giornalisti.

Sono loro che dovrebbero farle, le domande.

20 maggio 2009

Prima o poi doveva succedere



Senza ombra di dubbio, prima o poi l'incubo doveva avverarsi.

Oggi, alle 13.15 per la precisione, nel bar/pasticceria in cui vado a mangiare quando non ho tempo/voglia/mezzi per andare al $solitoPosto.

Sarà stato il mio mal di fegato da 2 nimesulide la settimana, o il nervoso per aver scoperto $altriProblemiHardware al lavoro, o l'impotenza di fronte a $cliente che non paga da novembre materiale venduto con fattura a 60 giorni per un valore pari al mio stipendio annuo lordo (eh, c'è la crisi, sa... Sì, certo, solo lì da voi c'è, qui da noi no), ma questa volta proprio non ce l'ho fatta.

Sarà anche che arrivare al bar affamati e sentire la padrona che parlando con un cliente dice, testuali parole, "ogni volta che ci sono le elezioni, salta fuori qualche processo" (no, guardi, veramente quel processo lì è iniziato due anni fa ed è finito mesi fa, ma dubito che sul quotidiano che compra lei e lascia in saletta per i clienti ci sia stato scritto qualcosa), per poi continuare con un "ma poi comunque lo assolvono sempre e alla fine vinciamo sempre noi" (no, aspetti, veramente di solito si va in prescrizione perché i termini magicamente si accorciano, oppure il reato viene depenalizzato, o altre sciccherie del genere. E poi chi vince sempre? L'associazione dei pasticceri nazisti? L'ente dei baristi che non emettono lo scontrino fiscale? La confederazione degli esercenti che comprano quotidiani discutibili?), chiedere un panino col crudo e una birra ed essere classificati come idioti (eh, il problema è che in giro di gente idiota che crede a questa giustizia a orologeria ce n'è parecchia) non è il massimo della vita... insomma, alla fine mi sono ritrovato coinvolto nella discussione, mio malgrado.

Voglio dire, capisco che appartengo ad una specie con con handicap emotivi, ma proprio non ce l'ho fatta. Ho fatto voti, in passato, di non rispondere. Ho promesso anche al medico di evitare discussioni che incrementassero cefalea e torcicolli, ma nulla da fare. Ci sono ricascato, come un fumatore in astinenza da mesi, praticamente disintossicato, che alla fine si fa fregare come un pollo da un sigarettina con gli amici.

Il tutto si è svolto come da copione:

Io - vorrei un panino con il prosciutto e una birra piccola, anche se sono un idiota (la prossima volta, lascia perdere la parte dopo la virgola, che è meglio)
Padrona - eh, ma guardi che D'Alema ha una barca lunga un chilometro (interessante)
Barista - e Fassino, allora, con i sacchi di iuta (eh? Sacchi di iuta?)
Cliente - guardi che sono tutti uguali (ma che siamo, in un film di Alberto Sordi?)
I - ma chi è che ha parlato di Fassino o D'Alema?
P - io, perché $barca, $unipol, $sacchiDiIuta, $ecc
I - ok, ma lai stava parlando di Berlusconi, mi pare
B - eh, certo, parliamo sempre di Berlusconi. Rubano anche gli altri (può darsi. Però gli altri non sono presidenti del consiglio)
I - quindi, se dice anche, vuol dire che è assodato che ruba anche lui?
C - e casualmente lo processano sempre prima delle elezioni (magari lo processassero)
I - veramente hanno processato Mills, visto che lui non possono, e gli hanno dato 4 anni e spicci di galera.
C - eh, sì, in galera. Quello lì sta meglio di noi (di me è abbastanza probabile)
I - sì, be', con 600 mila dollari in tasca, chiaro che non se la passi male
P - ecco un'altra balla della sinistra, ma non si rende conto che è tutto inventato?
I - ovvio, è un complotto, si capisce, no?
C - certo, altrimenti mica vincerebbe le elezioni con il 75% dei voti (sì, certo, le ha vinte proprio con il 75% dei voti)
I - be' i casi sono due allora: o l'Italia è piena di gente che ammira un ladro, o è piena di gente che non è informata (o magari un mix delle due)
B - ma come, se ci sono in giro certi giornali! (in effetti)
C - e poi la televisione è in mano alla sinistra, tutta
I - davvero?
C - certo, La7, La3 (?), ...
I - ...?
P - c'è sempre quel Franceschini lì, in televisione. C'ha anche una voce che mi dà un fastidio... (guardi l'aiuto, ci sarebbe anche il sindaco di Napoli)
I - per esempio, lei lo sa per cosa è stato condannato Mills?
C - a me non interessa, sono tutte balle (ok, ho sbagliato domanda. Avrei dovuto chiedere se lei lo sa chi è Mills, partiamo dalla cose più facili)
I - ma, veramente, ci sarebbe una sentenza in primo grado...
C - e lei ci crede?
I - be', sì
C - beati voi comunisti che credete alle favole.
B - ecco il suo panino e la birra.

Fine della discussione, il cliente se n'è andato, la padrona è andata in cassa a non fare gli scontrini* e la barista ha finalmente servito la gente in coda...

E io?

Io invece sono andato a rosicchiarmi il mio panino (e il fegato) in un angolo, pensando a quanta depressione si deve accumulare ancora in un posto dove la gente non è in grado di fare ragionamenti coerenti, dove il giudizio sui fatti dipende esclusivamente dalla persona implicata e non dal fatto in sè, dove il fine giustifica i mezzi, dove non importano verità e realtà, ma le opinioni personali su chi ce le racconta, dove per raccogliere qualche voto in più ci si può candidare anche se si è già sicuri di non (poter) assumere l'incarico se eletti, dove nei simboli di partito contano di più il nome del personaggio, in bella mostra, di tutto il resto, dove fare un ragionamento logico equivale a diventare un nemico.

Mi sono venute in mente un sacco di cose acide e bruttissime da dire, ad esempio che questa gente qui è davvero convinta che il respingimento in mare di disperati sia una bella cosa di cui vantarsi la domenica sul sagrato della chiesa, oltre che una soluzione (ma se anche lo fosse, il fine giustifica i mezzi?), e che sì, quelle donne incinte e quei bambini che attraversano mezza Africa all'interno delle cisterne vuote dei camion della benzina per non farsi pizzicare alle frontiere, in realtà sono affiliati a delle organizzazioni criminali che li selezionano e li mandano in Italia a delinquere apposta, e che in fondo è ovvio: se fossero persone oneste, perché non dovrebbero andare in areoporto a prendere l'aereo, per venire in Italia, che costa anche meno e si fa un viaggio confortevole (sì, dottor Cruciani, non l'ha detta proprio così, ma c'è andato vicino, e ci è voluto un pericoloso extracomunitario elvetico con fidanzata indonesiana, per spiegarle come funziona**)

E poi ho rimuginato su quella parola odiosa, comunista, che anche questa volta mi sono sentito rivolgere solo perché ho sostenuto che per un corrotto condannato, ci deve essere almeno un corruttore, in questo caso pure noto involontariamente grazie al corrotto.

Io non sono comunista. Io odio il regime di cubano, quello cinese, quello nordcoreano, quello birmano. Sono inorridito dallo spregio dell'individuo insito nell'ideologia di cui mi si accusa essere sostenitore. Conosco di persona gente scappata da Cuba, rifugiati politici, ragazze che per sposare il proprio fidanzato italiano hanno dovuto lavorare anni gratuitamente per l'amministrazione pubblica prima di poter espatriare regolarmente. Ho parlato con dei sudamericani (veri, non incontrati nei villaggi a 5 stelle) a proposito di quello che pensano del (nostro) mitico comandante Che Guevara, che qui è un eroe e là poco più di un delinquente macellaio.

Eppure è così, il fatto che ci possa essere una persona che fa un ragionamento ovvio e lineare senza per questo essere un fan-boy di qualcuno sembra essere impossibile. Oppure pericoloso, non so.

Non c'è speranza, lo sento.

* A me lo fa lo scontrino, perché lo chiedo $perFavore. Una volta ha provato anche a lamentarsi, dicendo, tra le idiozie, anche una cosa carina: "io le tasse le pago se le pagano tutti", che è un problema ricorsivo (o un deadlock). Però no, non credo che lei lo sappia, che è ricorsivo (o un deadlock).

** Non è difficile da capire. In un paese come il Perù (che non è Bangladesh o Africa sub-sahariana), con uno stipendio medio di 100$ al mese e spese di mantenimento familiare che passano facilmente i 500$ in città, è ovvio che si cerchi di uscire in massa per andare $daQualcheAltraParte dove la cosa è sostenibile. Solo che non si può, perché per passare una frontiera che non sia verso Bolivia, Ecuador o Brasile (dove poco ci sarebbe di diverso), ovvero per prendere un aereo, anche solo con visto turistico, le attese passano i due anni, e la mole di documenti e garanzie di rientro da esibire passano qualsiasi livello di immaginazione (sì, anche l'obbligo di lasciare i figli piccoli in patria è una garanzia). All'areoporto di Lima, ho visto coi miei occhi la divisione sorvegliata dalla polizia tra l'area internazionale e quella locale, proprio per evitare "fughe". E questo, ripeto, in una nazione che annaspa, non che annega. Insomma, io un po' penso questo. Ovvio, mi fa un po' paura, innata o forse indotta. Anche razionalmente individuo conseguenze che mi inquietano e probabilmente non accetterei. Ma non per questo credo che sia sbagliato perché a me conviene che lo sia.

*** (no, non c'è nel testo il ***) Sono due o tre post che avevo in canna mischiati insieme. Erano lì in bilico sul bordo, come fanno i pinguini prima di saltare in acqua. Poi è arrivato l'ultimo, ha dato una spintarella e sono venuti giù tutti disordinatamente. Non so se rendo.

11 maggio 2009

What you leave behind

Già, ora il problema è bello grosso, perché siamo giunti alla fine anche di Deep Space Nine, e a parte la serie originale, che non abbiamo ancora tutta, non resta altro da vedere (sì, va bè, ci sono i cartoni animati, ma non mi sembra il caso).

La serie appena finita devo dire che mi è proprio piaciuta. Parlando con amici appassionati avevo sgranato gli occhi quando uno di loro me l'aveva presentata come "la migliore che sia mai stata girata / le altre in confronto fanno ridere", ma un pò, ora che è terminata, devo ricredermi.

Non so se è la migliore, sicuramente il giudizio è soggettivo, ma è di certo quella la cui vicenda principale mi ha appassionato di più, persino più di Voyager.

La prima e parte della seconda stagione sono da giudizio impietoso. Ma è una costante di Star Trek, secondo me. Basti ricordare l'inizio di Voyager o di TNG per farsene un'idea. Qui però c'è il rischio che sia anche peggio: si arriva da altre serie ambientate su navi stellari, con la creazione dei pretesti narrativi basati sull'equipaggio protagonista che va a "cacciarsi nei guai" navigando in giro per il quadrante interessato.

Ora la situazione è diversa, invece: i guai arrivano addosso alla stazione, ed è una costante di tutte le 7 stagioni. Ma il bello è che il filo conduttore non lascia mai completamente il posto all'episodio singolo, se non in pochissime occasioni (e negli episodi meno riusciti): i guai derivano tutti dal contesto storico, ben descritto, in cui si svolgono gli eventi (occupazione cardassiana, rinascita bajoriana, tentativo di invasione del dominio). Ciò non significa che mancano i viaggi e le navi stellari, ma solo che la vicenda orbita (è proprio il caso di dirlo) intorno all'avamposto federale/bajoriano strappato ai cardassiani più che a bordo di un singolo vascello. Di navi ce ne sono parecchie, non solo della federazione, e con equipaggi di volta in volta diversi, a seconda della missione specifica o della situazione, il che dà vita a spunti narrativi nuovi e sconosciuti alle altre serie.

Come già detto, la narrazione e i personaggi migliorano con il passare delle stagioni. Dalle prime due lente e scombinate, in cui vengono presentate specie praticamente nuove (ferengi, trill e mutaforma, fondamentalmente, e soprattutto i primi si fatica a "digerirli"), si passa ad una terza e quarta con finalmente il decollo della vicenda, l'arrivo del dominio nel quadrante alfa e un'interminabile fila di colpi di scena che pian piano definiscono le alleanze della guerra pronta ad esplodere. Spuntano vecchie conoscenze di serie precedenti e si avviano i tre filoni paralleli destinati a condurre lo spettatore lungo le restanti stagioni: la guerra con il dominio, la vicenda personale di Odo e dei fondatori e quella del capitano Sisko e del pianeta Bajor.

Infine, dopo una quinta stagione scoppiettante (nel vero senso della parola), che si conclude nel peggiore dei modi (per il povero spettatore della prima ora costretto a vedere la conclusione dell'ultima puntata solo qualche mese dopo averne visto l'inizio), arrivano le ultime due stagioni conclusive. La sesta intricatissima e drammatica, la settima che cerca di tirare le fila delle tre vicende riunendole sotto una conclusione comune, con episodi lunghissimi, anche di 4-5 puntate, che tengono veramente con il fiato sospeso.

I personaggi sono, come detto (e come sempre), in crescendo. Le simpatie (Dax, Bashir, O'Brien, Garak) e le antipatie (Odo, Quark, Sisko, Kira) che ho sviluppato inizialmente si sono rivelate abbastanza azzeccate, eccezion fatta per il capitano, passato verso la fine dalla parte dei simpatici e per Quark, diventatomi indifferente (sì, gli episodi incentrati sui ferengi restano pesanti, anche perché sono quelli che strappano dal filone della serie con questioni irrilevanti). Inoltre, senza voler fare spoiler, il personaggio introdotto nell'ultima stagione probabilmente avrebbe meritato infinitamente più spazio, ma io sono di parte :-)

Degno di nota, infine, è Garak. L'idea dell'esule cardassiano come scusa per tampinare lo spettatore (soprattutto verso la fine) con tutte le questioni etiche e i compromessi di coscienza che si porta dietro è eccezionale. Unita alla descrizione della guerra, alle puntate girate al fronte (notevole il ruolo di Dax quando si comincia a parlare di mine anti-uomo) e all'ossessivo rimando alle liste dei caduti smuovono non poco un bel mucchio di riflessioni, com'è d'uso in Star Trek, su ciò che è lecito o meno fare, a prescindere dal fine pur nobile che si persegue.

Insomma, da vedere, sopportando pazientemente la prima stagione e i ferenghi, magari pensando alle trill :-P