Dicono sia una delle sensazioni più dolci che si possano provare: sapere di avere qualcosa da fare e, semplicemente, non farlo. In due parole: perdere tempo.
Sono al lavoro (ovviamente), ma non ho mezzi per raggiungere $solito_posto (sono un paio di kilometri in salita, sia all'andata che al ritorno), quindi ripiego su $posto_insolito, molto tardi per evitare di aspettare in compagnia di un branco di leghisti affamati che discutono dei massimi sistemi senza nemmeno criptare la conversazione.
Ore 14, mi presento e non c'è praticamente nessuno, se non l'ingombrante televisore acceso sul canale analogico abusivo (no, non c'è bisogno di scriverlo, il nome, che poi magari gugle lo indicizza pure).
Partenza in salita, le prime rampe si snodano subito: ultimi strascichi del salivoso TG, un ottimo servizio sulle vacanze in spiaggia e un'altrettanto ottima chiusura sul tour di Madonna, che, stando al prode giornalista di turno, ha provato con la sua band addirittura 540 ore per il tour che sta facendo, e nel corso dello spettacolo si è più volte cambiata d'abito (pensa te).
Infine, a chiudere la chiusura, quando ormai il peggio sembra passato, il servizio su quello sport di nicchia che, non si sa come, riesce a suscitare in me tanta indifferenza da preoccuparmi. Voglio dire, inquadratura tremolante sulla nuca (ben pettinata) di $giocatore_dal_nome_slavo, attorniata da innumerevoli arti superiori umanoidi che reggono microfoni, cellulari e registratori, con domande interessanti sparate a raffica (allora? / Sei felice? / Sei emozionato? / Te lo aspettavi?) e con risposte non da meno (Eh / Sì, sì / Un po' / No).
Finalmente la sigla, e nel breve stacco di schermo nero tra la fine del TG e la pubblicità, riesco a deglutire e terminare il primo (pappardelle al ragù). Accolgo con sollievo il falsopiano della pubblicità delle suonerie per il cellulare da 10euro lo squillo, quindi un altro strappone con la televendita di Mike + donnine varie che accarezzano i materassi e le trapunte (delicato color albicocca, come la primavera). Non mi scoraggio e attacco il secondo (vitello tonnato), anche perché nel frattempo torna la pubblicità delle barzellette via SMS da 15 euro a parola che mi permette di arrivare al contorno (patate fritte, quelle bollite erano finite).
Purtroppo però anche questo falsopiano è destinato a finire, si avvicina inesorabilmente Forum, sessione pomeridiana, e il piatto delle patatine stenta a svuotarsi. Insisto, ingoio, sono in affanno e ormai la masticata è tutt'altro che elegante, ma cerco di mantenere il passo. Provo ad alzare lo sguardo verso la finestra, per vedere se della salita si intravede il termine, ma nulla, il continuo intercalare "signor giudice" della parte lesa non mi dà tregua. Però si avvicina una curva, mi sembra di riconoscerla: lì dietro, se non ricordo male, parte il discesone, e per un po' non se ne parla più.
Corroborato dal rifiato ormai prossimo, butto giù in un sol boccone le ultime patatine, risistemo il gargarozzo con mezza bottiglia di acqua gassata a garganelle e scatto in piedi (sui pedali) verso il bancone, per il $caffè_compreso_nel_prezzo e il pagamento. Sono quasi arrivato, ormai dovrebbe partire la discesa, ne sono certo...
Argh, nessuna discesa. Anzi, dietro alla curva c'è una bella rampa che si perde in lontananza: due leghisti stravaccati sul bancone che parlano dello sport irrilevante e di nicchia, quello lì che mi suscita indifferenza come se piovesse. Cerco di destreggiarmi, provo a ingurgitare il caffè e fuggire, ma scotta, non è una via praticabile a meno di rimetterci l'apparato digerente. E loro attaccano, cercano di coinvolgermi nella discussione, parlano di $calciatore_romano_ignorante, che ha fatto non so cosa non so quando, poi mi chiedono se tifo per $squadra_di_milano_con_tifosi_lamentosi, rispondo di no, che non conosco quello sport lì, non lo seguo molto e no, non ho sentito quello che ha detto $nome_incomprensibile ieri sera. Insistono, ormai sono bloccato in salita, stanno passando i primi velocisti e io non riesco a finire il caffè, anche se ho la lucidità di cercare di raggiungere la cassa e pagare prima, in modo da essere libero di filarmela.
Ce la faccio, pago, aspetto il resto e nel frattempo mi ustiono finendo il caffè: sono libero, i due insistono, ma inquadro la porta d'uscita e mi avvio a testa bassa.
Uff, libero, e pensare che solo 3 giorni fa mi guardavo il salto con l'asta e il teakwondo (o come diavolo si scrive)...
Ah, e la prossima volta, menù piccolo, anche se ho fame.
Poi, appena torno dal pronto soccorso, dove dovrebbero rimettermi in sede la mandibola e reintegrarmi i liquidi persi con la lacrimazione, vado a pranzo :-)