23 aprile 2008

Brutto risveglio

Ieri sera prove del coro da voltastomaco: due ore passate a fare e rifare fino alla noia le prime battute dell'Ave Verum del massone, perché qualcuno che non l'ha studiato non si prende la briga di farlo in separata sede. Ormai ogni mia cellula conosce a memoria la parte dei bassi e sta iniziando a memorizzare abbastanza bene quella dei tenori (orrore!).

E poi, come Stephen Black in "Johnatan Strange e il signor Norrell", nemmeno la notte porta il riposo, imprigionato nei regni fatati, nel brugh del "gentiluomo dai capelli lanuginosi", a ballare e ad ascoltare i suoi deliri di onnipotenza.

Ecco, pur senza raggiungere queste vette di disperazione, direi che non è una bella notte quella passata a sognare Berlusconi. O
meglio, non lui, ma un'imprecisata signora di mezza età che ha passato la notte a cercare di convincermi che è onesto, che il mondo ce l'ha con lui, e che in fondo io sono prevenuto. E io, come un cretino, che invece di dormire sognando altro, spreco tutta la fase REM a spiegarle dettagliatamente com'è nata e cresciuta la Fininvest e il monopolio televisivo nazionale.

Tutta notte così.

Voglio dire, ci sono milioni di cose più belle da sognare, ad esempio l'initramfs che mi perseguita da qualche giorno, eppure io passo la notte a ripetere a memoria la pagina di Wikipedia di Colui che doveva salvare Alitalia dai cattivi francesi e dai sindaci del Varesotto amanti del rumore (la Lega difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano, recita un adesivo sul palo della luce alla fermata della 727 di via Tiziano).

Ecco, e così si arriva al mattino: fa sempre piacere svegliarsi con 5euro in meno in tasca, forzosamente regalati a qualcuno che ne consuma 200000 volte di più (quando va bene) al giorno, giusto per compiacere qualcun'altro che fa promesse da un mese, lancia i figli, poi li riprende, poi lancia le banche, che lo smentiscono e infine ci prova anche con il suo mitraglioso amico russo, per ora, e per fortuna, senza molto successo.

Insomma, vediamo di far andare 'sto initramfs, alla faccia di winCE, che se lo sogna, come me con Berlusconi.

16 aprile 2008

Meno male che c'è

Cencelli.

Sì, quello dell'omonimo manuale, che lunedì sera a Caterpillar ha risollevato il morale a me, a Solibello (a Cirri non c'è bisogno, se lo risolleva benissimo da solo) e credo a qualche altro radioascoltatore.

Insomma, l'esimio politologo (piduista, parrebbe), chiacchierando amabilmente con i due conduttori, mentre un Ardemagni depresso davanti alla villa rubata alla dodicenne Casati Stampa dal suo tutore, un certo Previti, per conto del suo attuale proprietario cercava almeno di rammentare la sua vincita al 1.7 sulla percentuale di votanti superiore al 80%, se ne esce con una battuta fulminante che suonava circa così (le virgolette non le metto, non ricordo le parole esatte e non ho voglia di scaricarmi il podcast e sbobinarlo): il primo e più grande vantaggio della vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni è che adesso non dovremo sorbirci 6 mesi di accuse di brogli e improbabili appelli al riconteggio.

Poi però, un rapido giro sulle pagine dei principali quotidiani europei, che mio malgrado ho voluto fare ieri mattina, ha subito annullato l'effetto.

E lavorare nel paese natio del vero vincitore delle elezioni non aiuta di certo.

11 aprile 2008

Che (bel) mondo sarebbe senza commerciali?

Se c'è una categoria di persone che faccio davvero fatica a sopportare, non solo in ambito lavorativo, è quella di chi ha la pretesa di occuparsi di questioni tecniche pur senza comprenderne nemmeno in parte la complessità.

E' chiaro che nessuno può essere esperto in tutti i campi dello scibile, ma non capisco perché debba essere così difficile avere l'umiltà necessaria a non dire a tutti i costi la propria (vincolante) opinione anche su questioni che sono totalmente sconosciute.

E soprattutto: perché mai si deve partire sempre dal presupposto che i tecnici che si hanno di fronte (e che cercano invano di illuminare il cervello ormai drogato dalle massicce dosi di "tech trends", "aggressive marketing", "dramatically increased") siano dei fannulloni che fanno apposta a complicare le cose per spassarsela dalla mattina alla sera?

Purtroppo la categoria di cui sopra è spesso quasi interamente sovrapposta a quella dei commerciali, il cui comportamento tipico, facilmente osservabile, è riassumibile in 10 "semplici" punti:

1. il commerciale gira su internet finché trova l'ultima novità in campo tecnologico (mentre cerca altro, si capisce).

2. il commerciale chiede ai propri tecnici di valutarne la fattibilità, in termini monetari e di ore-uomo.

3. proprio perchè si tratta di ultima novità, i tecnici non riescono a stimare le ore-uomo, ma solo la spesa: per realizzare la stima temporale occorrerebbe uno studio di qualche mese.

4. il commerciale contatta un altro commerciale e compra un milione di pezzi necessari a realizzare il tutto, ipotizzando un mese-uomo di lavoro, perché "alla fine cosa vuoi che sia".

5. il commerciale contatta un altro commerciale proponendogli il prodotto finito (che ancora non esiste) ed invitandolo ad una demo per la settimana successiva.

6. i tecnici si arrabattano a mettere insieme qualcosa che assomigli vagamente alla demo e non crashi per almeno 10 secondi, tempo medio di attenzione di un commerciale (uomini dinamici, che si adattano al "global e-commerce").

7. la demo va bene, i commerciali si riuniscono in una stanzetta senza invitare i tecnici e fanno la "road map", riempiendola di "milestones".

8. dopo un paio di ore di riunione, i commerciali si stringono la mano decidendo per una consegna di "1000KU bugless" (un milione di pezzi perfettamente funzionanti) entro il "2008Q2" (entro giugno 2008).

9. a fine riunione i commerciali comunicano il tutto ai tecnici, a cui non resta altro da fare per mettersi al lavoro, senza specifiche nè documentazione, per imitare l'ultima novità tecnologica in un tempo molto inferiore al necessario.

10. i commerciali, da qui a giugno 2008 ignorano qualsiasi difficoltà tecnica e continuano a sorridere ai propri clienti a cui hanno venduto un oggetto che non esiste, ma che dovrà farlo al momento opportuno.

Si lascia al lettore, per esercizio, individuare il comportamento omologo di un commerciale compratore, "tanto è semplice".