16 aprile 2008

Meno male che c'è

Cencelli.

Sì, quello dell'omonimo manuale, che lunedì sera a Caterpillar ha risollevato il morale a me, a Solibello (a Cirri non c'è bisogno, se lo risolleva benissimo da solo) e credo a qualche altro radioascoltatore.

Insomma, l'esimio politologo (piduista, parrebbe), chiacchierando amabilmente con i due conduttori, mentre un Ardemagni depresso davanti alla villa rubata alla dodicenne Casati Stampa dal suo tutore, un certo Previti, per conto del suo attuale proprietario cercava almeno di rammentare la sua vincita al 1.7 sulla percentuale di votanti superiore al 80%, se ne esce con una battuta fulminante che suonava circa così (le virgolette non le metto, non ricordo le parole esatte e non ho voglia di scaricarmi il podcast e sbobinarlo): il primo e più grande vantaggio della vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni è che adesso non dovremo sorbirci 6 mesi di accuse di brogli e improbabili appelli al riconteggio.

Poi però, un rapido giro sulle pagine dei principali quotidiani europei, che mio malgrado ho voluto fare ieri mattina, ha subito annullato l'effetto.

E lavorare nel paese natio del vero vincitore delle elezioni non aiuta di certo.

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