Un breve commento su questo interessante saggio, sperando di non risultare troppo banale dando un giudizio come non addetto ai lavori (nonostante l'editoria sia un campo che mi affascina, ma più che altro del punto di vista tecnico/grafico, LaTeX-way, per coniare un neologismo).L'aggettivo che trovo più adeguato per descrivere il libretto di Ilaria katerinov è semplicemente "interessante", nel senso che mi ha svelato un mondo, quello della traduzione, completamente sconosciuto prima. Un lavoro difficile, fatto di compromessi, ricerca, tentativi, riscritture, collaborazione, fretta, comprensione, stravolgimento, interpretazione e, purtroppo non di rado, errori.
Il saggio è ben scritto, documentato e semplice da comprendere anche per chi di inglese ne parla poco, nonostante ne legga a chili. Mi ha confermato non poche delle sensazioni che ho avuto ingurgitando i libri della saga in questione, sia in italiano (comprendendoli bene), sia in inglese (capendo quasi sempre al volo solo il racconto degli avvenimenti principali, ma perdendomi su alcune descrizioni articolate o colpi di scena troppo rapidi perché il meccanismo di correzione degli errori di funzionasse): traduzioni difficili, moltissimi doppi/tripli sensi nei nomi dei personaggi e dei luoghi, giochi di parole intraducibili e strettamente britannici.
Il libro ha anche il pregio di mettere in luce alcune pecche della traduzione Salani, nonostante più volte venga correttamente ribadito che tale operazione è eseguita soprattutto nell'ottica di rendere partecipi i lettori della difficoltà intrinseca del lavoro di traduzione. Però il velo di critica resta percettibile, anche se mi è parso sempre costruttivo: imparare dai propri errori, e, adesso che è finita, correggerli.
PS: Sì, è finita :-(
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